Displaying items by tag: think tank
Think Tank

ANCHE I “RICCHI” PIANGONO

15 Ottobre 2013
Published in Think Tank

NARNI – Qualcuno di loro ha anche smesso di chiedere i fidi in banca. Lo ha fatto, spiega con una vena di rancore nel tono della voce, per due ragioni principalmente: la prima per una sua dignità umana e professionale, la seconda perché tanto, con il falso incentivo di aumentare le condizioni favorevoli per il fido, allargandolo, si dice in gergo, non si fa altro che legarsi ancora di più alla banca che diventa padrona di te stesso. “Tanto il fido prima o poi bisogna ridarglielo”, dice il geometra che mentre parla indica proprio la banca con lo sguardo. Non sarà magari tutta colpa loro questa crisi, che però senza dubbio finora le banche non hanno contribuito ad alleviare.

Quello che si rischia è che gli istituti di credito diventino di debito e a rimetterci siano in tanti. Anche categorie che sembrano apparentemente immuni dal contagio e che invece sono in piena bufera. La categoria in questione è quella dei professionisti, geometri, architetti, ingegneri, a cui la crisi sta portando problemi più grandi di quello che potrebbe apparire. Il blocco dell’edilizia, per giunta, sta facendo il resto mettendoci il suo carico ed appesantendo una situazione che fra chi non paga, chi fallisce e chi non chiede più prestazioni, sta diventando pesantissima anche a Narni. Dove un settore che tra studi associati e singoli professionisti conta quasi 300 persone (il triplo rispetto ad alcune attività produttive in crisi che oggi, loro malgrado sono sulle prime pagine dei giornali) non ce la fa più.

“Se metto insieme tutte le riscossioni che non ho mai incassato per mille motivi mi mancano oltre 80.000 euro”, dice uno di loro ed è un singolo professionista senza dipendenti, pensate agli studi che hanno anche 10 persone a libro paga. Una volta per l’opinione pubblica era una categoria privilegiata, oggi vive il dramma sottotraccia della crisi che abbatte i guadagni e distrugge ogni giorno le solidità finanziarie accumulate in passato. C’è la grande industria in difficoltà, c’è il commercio che stenta, c’è il pubblico impiego additato come male assoluto e capro espiatorio dei drammi italiani, m c’è anche il ceto dei professionisti che oggi vive le stesse angosce degli altri. Solo che nessuno lo sa. 

NARNI – Diciamoci la verità, chiamarla movida vale giusto il tempo di un pezzo giornalistico che deve necessariamente semplificare. In realtà si tratta di molto meno, un paio di serate alla settimana, qualche festa di laurea ogni tanto. Per il resto, c’è l’happy hour ma le notti narnesi non sono certo paragonabili a quelle di Ibiza. Eppure, nonostante questo, forse per storica convinzione di essere fulcro del mondo, a Narni fa discutere anche questo. E così si scatenano i cittadini che non dormono, i gestori dei locali che si sentono sotto tiro, mentre il Comune cerca di rattoppare emanando ferree ordinanze. I ragazzi, soprattutto universitari, si lamentano e si sentono a loro volta additati come il male della città notturna dopo essere osannati come salvatori della patria, almeno economica, durante il giorno. Con i loro affitti, i loro pasti, i loro divertimenti e le loro spese generali.

A Narni ci sono mediamente circa 500 studenti, il corso in Scienze per la sicurezza è quello che a livello regionale conta più immatricolazioni, tanto che il neo rettore Moriconi ha già detto che sul ternano si salveranno medicina, ingegneria, tutte e due di Terni, e il corso di laurea di Narni. Saranno queste nel prossimo futuro le tre eccellenze provinciali.

E’ un dato, questo, che dovrebbe sempre essere tenuto in grande considerazione nell’economia del dibattito sulla presenza degli universitari a Narni, una presenza che qualcuno, pochi per la verità, vedono come ingombrante e che molti l’hanno invece giustamente sfruttata. L’educazione è il primo valore per l’ospite ma deve anche coniugarsi con lo spirito di accoglienza che deve avere il padrone di casa. I buoni rapporti funzionano così, con un dare e avere reciproco, altrimenti l’equilibrio salta e tutto finisce. La polemica sulla movida si cala a pennello in questo concetto.

Gli universitari che schiamazzano devono capire che durante la notte c’è anche chi vuole starsene tranquillo ed avere quindi più accortezza, i narnesi devono accettare il fatto che i giovani sono esuberanti per loro natura considerando che le cronache di questi anni non sono mai state piene di fatti eclatanti legati al popolo della notte. Il Comune infine dovrebbe svolgere il ruolo che ha svolto e bene fino ad ora, per esempio con gli affitti. Fare cioè da soggetto moderatore. Per questo l’ordinanza ben venga ma sia regolata su un concetto di armonia fra diversi soggetti e tenda più a favorire l’integrazione piuttosto che la contrapposizione. E’ in questo modo che il valore degli universitari potrà continuare ad essere un patrimonio per Narni e una sicurezza anche per l’Ateneo nelle sue scelte future.  

NARNI – La replica del segretario del Pd Claudio Proietti ce l’aspettavamo, del resto è suo diritto rispondere ad un articolo che evidentemente è andato a toccare problemi reali suffragati da dati oggettivi e non frutto di opinioni. Correttamente abbiamo riportato in cronaca la difesa accorata di un segretario che cerca di giustificare quello che a nostro parere è ingiustificabile, per tanti motivi. Balzi agli occhi un esempio per tutti: il neo segretario regionale del Pd Leonelli, eletto appena ieri, già annuncia e presenta la sua squadra. Sui ritardi (perché di questo si tratta, al di là delle giustificazioni) nella composizione del massimo organo guida del partito, cioè la segreteria, Proietti dice che sono dovuti ai tanti congressi che si sono fatti. Ma i congressi sono quanto di più politico, oggi insieme alle primarie, ci possa essere in un partito. E’ in quelle occasioni che si fanno scelte e si delineano prospettive e strategie politiche.

E chi deve fare tutto questo se non una segreteria e il suo segretario? Ma se la segreteria non c’è, allora diventa lecito ed inevitabile chiedersi chi decide in un partito. E siccome il Pd è la maggior forza politica della città da decenni, la domanda diventa ancora più stringente ed opportuna. Chiedersi quindi chi abbia deciso nomine, posti, collocazioni è un diritto della stampa libera, e un segretario di un partito così importante non dovrebbe sottrarsi a queste logiche per non incorrere nel rischio di far sorgere dubbi e interpretazioni. Proietti scrive accusando la testata di fare politica: “Quello che l'articolo pubblicato sabato scorso dalla vostra testata come redazionale – afferma infatti - appare, e non solo ai miei occhi ma a quelli di qualsiasi lettore, un grave, scomposto sconfinamento dalla cronaca al puro intervento politico”.

Superfluo è ribadire che Cronache24 è una testata giornalistica e non un organo di partito ed ha tutto il diritto di trattare un argomento importante come la politica. Se il partito più importante della città è senza una segreteria da quattro mesi, se non risulta pubblicamente che abbia mai preso posizione negli ultimi tempi sui grandi temi della città, questo fa notizia e quindi va trattata, senza sudditanza e nel rispetto di tutti, come è stato fatto con il pezzo scritto sabato scorso che, per inciso, non è un redazionale, come sostiene il segretario, ma un articolo di cronaca. E Proietti poi incalza: “Mi domando - scrive ancora- e forse ogni lettore attento dovrebbe farlo, se Cronache24 non si sia trasformato da organo di informazione a organo di propaganda o di azione politica”. Ci sarebbero gli estremi come minimo per un esposto all’ordine dei giornalisti, sempre che qualcuno dell’ordine non legga queste frasi consultando il quotidiano.

Noi non faremo nulla di tutto questo, non siamo un partito ma una testata giornalistica libera, non abbiamo intenzione di fare polemiche, né di trascinarle fuori dall’ambito giornalistico, ci limitiamo a prendere atto e a commentare come è nostro diritto. E da osservatori non possiamo che notare la debolezza dell’attuale segretario del Pd che invece di attaccare la stampa replicando vecchi cliché anni Ottanta, ormai fortunatamente superati quasi dappertutto, potrebbe trovare di meglio da fare impiegando il tempo a costruire un partito che stia di più sulle questioni e che si dia delle regole un po’ più certe. Per esempio sulle incompatibilità fra l’incarico di segretario politico e il lavoro all’interno dell’ufficio personale del Comune di Narni.

Nessuno ha pregiudizi o vuole fare processi all’intenzione, ma, anche questo è un fatto, certi ruoli così delicati andrebbero valutati meglio e calibrati in modo da non ingenerare alcun tipo di sospetti od illazioni. Oggi il Pd di Narni è un’impeccabile macchina elettorale che però, oltre l’organizzazione del voto, ha carenze evidenti, mentre la città ha invece bisogno che il partito principale, in questo caso il Pd, ma potrebbe essere qualsiasi altro, abbia la capacità di dire le cose, di fare fatti e di essere un punto di riferimento. 

NARNI - Il tema principale di questi ultimi tempi è senza dubbio quello delle tasse. Tra queste quella che più sta facendo discutere è la Tari, la tassa sui rifiuti. La questione ha sollevato un serie di polemiche fra le forze politiche in Consiglio comunale, ma ha anche fatto discutere parecchio fra cittadini ed operatori economici. Tutto questo pone sul tavolo alcune questioni molto importanti che riguardano sia aspetti economici che organizzativi ed ambientali. La legge impone la copertura del costo totalmente con la tariffa, ossia con quello che versano i cittadini.
 
Con quelle risorse il Comune deve pagare il trasporto e il conferimento in discarica ad Orvieto che, come noto, è gestita da un privato. Poi c'è la questione della raccolta differenziata e del rapporto fra percentuale prevista dalla Regione (65%) e percentuale effettivamente prodotta dai Comuni e che in media è molto piu bassa di quanto prescriverebbe il piano dei rifiuti. Ma in tutto questo sistema, che prevede anche poli di incenerimento, mancano elementi di chiarezza nelle strategie.
 
Molte sono infatti le incongruenze, pur riconoscendo che gestire il settore dei rifuti è oggi una delle cose più complicate per un'amministrazione. Una prima scelta di campo dovrebbe essere quella fra differenziata spinta e incenerimento, nel senso che si dovrebbe scegliere una delle due strade in maniera più decisa. Secondo noi oggi il sistema è ancora debole perché non traccia né l'una, né l'altra strada. In questo modo il privato possessore della discarica può essere libero, come effettivamente in sostanza avviene, di stabilire le condizioni economiche per il conferimento, costringendo ogni anno l'Ati, e quindi i Comuni, a ritoccare le tariffe al rialzo. Puntare invece sulla raccolta differenziata in maniera ancor più spinta, significa aumentarne l'attuale percentuale in modo da ridurre incenerimento e conferimento in discarica e nello stesso tempo favorire le verticalizzazioni produttive e la nascita di nuove attività economiche a basso impatto ambientale nel settore del riciclo e riuso dei materiali.
 
C'è poi la questione che riguarda i cittadini. Addurre motivi legati alla loro, presunta, incivilta per spiegare il mancato decollo della r.d. non solo non risolve il problema ma lo prende per il verso sbagliato. Il vero motivo per cui, non solo a Narni, la raccolta differenziata non decolla è perché essa non è conveniente per cittadini ed attività economiche. Oggi non è più sufficiente la motivazione morale, a volte ideologica, per imporre una raccolta differenziata spinta e convincere tutti della sua bontà e necessità. Il costo della tariffa in questi anni è quasi triplicato, mentre le discariche abusive sono nettamente aumentate e la città è piu sporca che in passato.
 
Il costo della vita è aumentato e la crisi ha impoverito famiglie e aziende. In questo contesto pagare dalle 200 alle 300 euro per i nuclei famigliari e migliaia di euro per le attività economiche diventa un problema enorme, dal punto di vista economico e morale. Per poter decollare, la differenziata deve diventare concretamente un "affare"e un vantaggio e la bolletta deve pesare di meno. I modi ci sarebbero. 
 
Poter per esempio acquistare in loco prodotti fatti con materiali riciclati che costano il 30-40% in meno significa nel bilancio annuale di una famiglia alleggerire il costo della tariffa, pur se indirettamente. Pago molto la tariffa ma in termini economici la ammortizzo con costi minori dei prodotti che acquisto per la casa o per la mia attività economica. Nello stesso tempo, verticalizzando, si creano nuove opportunità imprenditoriali e possibili nuovi posti di lavoro. Chiudo poi un ciclo, quello dei rifiuti, che deve costare meno anche in termini di conferimento, il che potrebbe ulteriormente incidere sulla tariffa.
 
A quel punto si sarebbe nelle condizioni di trattare con il privato proprietario della discarica su posizoni meno deboli rispetto ad ora e incidere a livello di sistema provinciale sulla Regione per poter prevedere incentivi ancora maggiori per il raggiungimento dei livelli di differenziata prevista nel piano (ovviamente aumentati rispetto all'attuale). Tutto questo presuppone però una forza politica e di territorio diversa rispetto ad oggi, un'opinione pubblica più in grado di incidere e di non limitare la protesta alla sfera privata e una predisposizione al cambiamento che sappia far fare alla politica anche scelte forti. Prendersela insomma con il cittadino e la sua presunta negligenza non basta e non giova, ma soprattutto non può essere la soluzione del problema. 
 

NARNI - Due fatti oggi, mercoledì 29 ottobre, ci colpiscono e ci feriscono. L'ennesimo femmicidio e le manganellate della polizia ai lavoratori Ast che difendono il proprio posto. Due fatti di cronaca differenti tra loro ma con un comun denominatore: La mancanza di rispetto fra uomini (intesi come genere umano) e per se stessi. Chi uccide una donna, ma chi uccide in generale, in maniera deliberata tradisce un indole sbagliata che lo porta in alcune circostanze particolari a compiere gesti che a mente fredda non avrebbe mai compiuto.

Ma non ci sono scusanti, tanto più che ad uccidere è stato un uomo, un uomo che ha ucciso una donna, trent'anni più giovane di lui. Era la sua compagna, ma poteva essere sua figlia e come se non bastasse, la lucida follia gli ha permesso persino di chiudere i figli in camera, tanto premeditato era il gesto. Sì, certo, non è scappato, si è costituito subito, ma cosa cambia? Ha messo fine alla vita di una giovane donna, ha rovinato l'esistenza a due creature privandole della madre e minandone la serenità per sempre, ha distrutto la sua vita. Si sente dire spesso che oggi la società vive una crisi profonda, che la gente è disorientata, che non ha più punti di riferimento. Beh, se questo è vero è ora che qualcuno ridia a tutti noi questi punti cardinali, prima che sia troppo tardi. 

A Roma è accaduto un altro episodio di violenza, meno efferato ma altrettanto grave. Lavoratori che difendono il proprio posto, il proprio stipendio, la propria vita e quella delle proprie famiglie, vengono assaliti dai poliziotti in tenuta antisommossa. Manganellate contro mani nude, gente ferita a terra, il video sioccante del povero lavoratore sdraiato sull'asfalto e soccorso dai colleghi che imprecano anche contro il ritardo dei soccorsi è emblematico.
 
A Terni c'era stato l'ordine di non toccare i manifestanti dopo la manganellata in testa al sindaco di Girolamo l'anno scorso. A Roma non ne sapevano nulla? Chissà. La questura parla di fronteggiamento e non di assalto, ma in questo caso i tecnicismi vengono smentiti dai fatti. Assalto o fronteggiamento poco conta, conta che ci siano stati dei feriti e che una pacifica manifestazione, così come pacifiche erano state tutte le altre precedentemente messe in atto, si sia trasformata in una battagliola. L'anno scorso i lavoratori Ast ricordarono ai giovani poliziotti che "siamo tutti lavoratori". Anche a Roma era lo stesso, ma forse chi gli ha dato l'ordine non se ne era accorto. 
Pagina 1 di 4
EOF