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MONTECCHIO – L’applicazione del blocco del turnover metterebbe in seria difficoltà molti piccoli Comuni, che hanno un numero di dipendenti ridotto”. Ad affermarlo è il sindaco di Montecchio e presidente umbro dei Piccoli Comuni Anci intervenendo sul possibile blocco del turn over negli enti locali. “L'applicazione indiscriminata del blocco del turn over – prosegue Gori - avrebbe effetti paradossali per gli enti che hanno un numero di dipendenti ridotto.

In pratica molti piccoli Comuni sarebbero costretti ad azzerare completamente il personale prima di poter effettuare una nuova assunzione con la conseguenza di dover esternalizzare i servizi con un maggior aggravio di spesa per i cittadini. Da parte del Governo, sul tema del personale, come Anci dobbiamo registrare un atteggiamento sbagliato che rischia di aggravare la situazione, soprattutto per i piccoli comuni.

I dipendenti in servizio nei Comuni – spiega Gori - sono passati da 479.233 a 416.964 persone, con una riduzione del 13,0%, cioè poco più di 62 mila unità. Meno dell’11% dei dipendenti, e solo l’1% dei dirigenti ha un’età inferiore ai 40 anni, mentre tra i dipendenti il 31,6% ha più di 50 anni”. Uno scenario che “diventa preoccupante se ci si sofferma sui dirigenti, visto che il 76,6% ha più di 50 anni” dato che impatta inevitabilmente sulla possibilità di determinare un vero cambiamento della macchina amministrativa. I Comuni – conclude il sindaco - non sono meri apparati burocratici, ma enti che erogano servizi, e sono punto di riferimento per cittadini, imprese, associazioni.

MONTECCHIO – 17 giugno – “E’ una decisione che riporta il giusto equilibrio sulla valutazione del percorso di razionalizzazione che Poste italiane voleva mettere in campo, con l’effetto di privare molte comunità, in special modo quelle più piccole, di un presidio di vivibilità fondamentale”. E’ il commento del sindaco di Montecchio Federico Gori, anche in qualità di presidente dei Piccoli Comuni Anci, alla sentenza con la quale la terza sezione del Tar del Lazio ha bocciato la chiusura decisa da Poste Italiane dell’ufficio postale di Melezzole.

“Purtroppo – aggiunge Gori - quotidianamente le piccole comunità affrontano la battaglia per la difesa dei tanti presidi di vivibilità che oltre ai servizi di comunicazione interessano le scuole e la sicurezza pubblica. Per questo con Poste Italiane è stato aperto un tavolo di discussione sul futuro degli uffici postali della regione alla luce, anche, della sentenza relativa all’ufficio di Melezzole e all’esito degli altri ricorsi intrapresi da molti comuni umbri.

Ancora una volta – sottolinea il sindaco - a “rimetterci” dovevano essere i piccoli centri e le comunità locali, invece per Poste Italiane, ma soprattutto per i tanti comuni che si trovano nella stessa situazione di Montecchio, è arrivata un risposta estremamente chiara”. Gori sottolinea alcuni passaggi della sentenza in particolare riferisce, quella che ricorda come “la chiusura di un ufficio postale non può essere disposta solo per ragioni di carattere economico, senza considerare il criterio di distribuzione degli uffici postali […] e, soprattutto, senza ponderare il pregiudizio alle esigenze degli utenti derivante dalla chiusura dell'ufficio individuando valide soluzioni alternative, a tutela della coesione sociale e territoriale”. 

Sempre Gori infine sottolinea un altro passaggio della sentenza nella quale si afferma che risulta “illegittimo per difetto di motivazione, il provvedimento di chiusura permanente di un ufficio postale che faccia generico riferimento ad un ‘piano di efficientamento volto all'adeguamento dell'offerta all'effettiva domanda dei servizi postali in tutti i Comuni del territorio nazionale in ragione del comprovato disequilibrio economico di cui alla erogazione del servizio postale universale’, atteso che tale motivazione risulta disancorata da qualunque esplicitazione di fatti riferibili al caso di specie, tanto da ridursi ad una mera clausola di stile, replicabile in maniera identica in qualunque situazione”.

MONTECCHIO - “I tanti uffici postali delle piccole realtà non sono periferici come a torto giudicati, ma svolgono un ruolo essenziale per la coesione sociale ed il presidio in tanti piccoli Comuni”. A dirlo è Federico Gori, sindaco di Montecchio e presidente Anci Piccoli Comuni Umbria a proposito della vicenda legata alla annunciata chiusura da parte di Poste italiane di numerosi uffici decentrati, poi rientrata in buona parte grazie alle iniziative istituzionali messe in atto. “E’ positivo – dice Gori - aver avviato in questi mesi un nuovo metodo di confronto, sia a livello centrale che regionale, sui problemi legati al servizio postale, dalla consegna della posta a giorni alterni alle chiusure, che incidono in particolare nei piccoli Comuni. Il tavolo nazionale apertosi nei giorni scorsi è fondamentale e consiste, innanzitutto, nell’aver definito un metodo di lavoro fatto di ascolto dei territori, di monitoraggio e di ricerca delle possibili soluzioni”. Gori, che ha preso parte in rappresentanza di Anci nazionale alla riunione della cabina di regia, svoltasi al ministero degli Affari regionali, sottolinea la necessità che sia “mantenuto l’impegno a non procedere a nessuna altra soppressione di uffici postali la cui presenza è essenziale per la tenuta di tante piccole comunità. Questo percorso – precisa - ci potrà consentire di scongiurare restrizioni del servizio, riduzioni che in prospettiva potrebbero anche comportare un rischio per i territori meno appetibili anche da un punto di vista socioeconomico, mentre alla Camera è stato recentemente approvato il disegno di legge sui piccoli Comuni che tra l’altro ne sostiene le attività produttive anche al fine di evitare lo spopolamento”. Gori fa poi riferimento ai Comuni che si trovano nella zona interessata dal sisma del 24 agosto. “Sono territori fortemente a rischio sotto il profilo dei servizi essenziali ai cittadini – sostiene - è indispensabile che sia mantenuta la massima attenzione sul servizio postale, sia nell’immediato per alleviare i già notevoli disagi subiti dalla popolazione sia per favorire una pronta ripresa dell’economia di queste comunità”.

Il Comune di Montecchio ha ottenuto un contributo a fondo perduto per la realizzazione del Centro polifunzionale comunale per la gestione delle emergenze che sorgerà in Piazza Europa, zona già individuata come punto di raccolta in caso di calamità. A seguito degli ultimi eventi sismici l'Amministrazione Comunale ha inoltrato una richiesta di progetto che ha ottenuto il via libera giovedì 1 dicembre dal CIPE (dipartimento per la programmazione e il coordinamento di politica economica). Le risorse provengono da quote residuali del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2007-2013. Il contributo complessivo di 300 mila euro permetterà la costruzione di un complesso che potrà essere utilizzato nella quotidianità da chi ne farà richiesta e adibito ad eventuale sala operativa per le emergenze, nella speranza che non ce ne sia mai bisogno. "Voglio ringraziare - dice il sindaco Federico Gori -il governo per l'attenzione e la sensibilità dimostrata e auspico che questo sia solo l'inizio di una serie di interventi dedicati ai piccoli comuni per la valorizzazione delle comunità virtuose. Attendiamo ora la firma dell'accordo di programma, una sorta di "patto" con il Governo, che avverrà nei prossimi giorni".

TERNI – E’ scontro fra Anci Piccoli Comuni e Cna sulla riduzione dei Comuni. L’associazione di categoria che si occupa degli artigiani ha presentato infatti uno studio (LEGGI) secondo il quale ridurre da 92 a 30 i comuni umbri determinerebbe un notevole risparmio di risorse per lo sviluppo e un beneficio anche in termini di tasse per i cittadini. “Nei Comuni interessati – sostiene il direttore Roberto Giannangeli – la legge prevede che arrivino, per i dieci anni successivi alla fusione, ben 82 euro pro-capite all’anno.

Mediamente parliamo di un incremento dei trasferimenti da 1,5 a 2 milioni all’anno per dieci anni. Risorse che, sempre in media, potrebbero consentire di abbattere del 12% la pressione fiscale o incrementare del 26% gli investimenti pubblici nel territorio. In tal modo si potrebbero recuperare in un solo anno oltre la metà dei trasferimenti ai comuni tagliati nel periodo 2010-2016.

Oggi – prosegue Giannangeli – gli imprenditori si stanno impegnando nel portare avanti processi di innovazione delle loro attività, ma tutto ciò non basta. Per tornare a crescere è necessaria una forte riduzione delle tasse ed un incremento degli investimenti pubblici. La fusione tra Comuni deve essere vista in questa prospettiva, cercando di superare il campanilismo identitario, la divisione tra le forze politiche e l’avversione di coloro che occupano posizioni organizzative negli enti locali. È indubbio che dalle fusioni ne trarrebbe un grande vantaggio tutta la popolazione dei Comuni interessati, che non sempre viene messa a conoscenza dei risvolti positivi che si potrebbero raggiungere unendosi ad altri. Siamo convinti che, alla lunga, quello della fusione tra i comuni sia un processo inevitabile”.

Il no di Gori - Una visione abbastanza ottimistica, se non singolare, contro la quale si è schierato apertamente il coordinatore dei Piccoli Comuni Anci dell’Umbria Federico Gori. “Le operazioni di chirurgia istituzionale come quella delle 24 aggregazioni illustrata dalla CNA Umbria – dice in una nota - rischiano di essere un puro esercizio cartografico, non tenendo conto di alcuna forma di programmazione ma soprattutto quella delineata su basi europee delle aree interne”.

Secondo Gori la Cna farebbe meglio a “studiare il rilancio dell’artigianato tradizionale e d’arte e delle produzioni tipiche nei nostri Borghi e Paesi”, piuttosto che occuparsi di riforme istituzionali. “Perché – chiede Gori - non rivendica un piano di riassetto idrogeologico e sismico del territorio che faccia dei Borghi e Paesi umbri dei presidi attivi, rilanciando investimenti ed occupazione ed evitando future tragedie?

Perché non collabora – incalza ancora - insieme a noi a delineare una strategia di ripresa e crescita nazionale che abbiamo chiamato controesodo? Cioè perché non si affianca a noi che forse ancora per poco, difendiamo identità, tipicità, ambiente che fanno dell’Umbria non solo il cuore verde d’Italia, ma un patrimonio di tutti, attraverso progettazione comune e attività condivisa?”.

Sui piccoli Comuni il coordinatore Anci ha le idee ben chiare. “Questi enti meritano rispetto – scrive - per la loro storia ed identità, tanto è vero che anche la Costituzione dedica loro attenzione quando all’art. 5 “riconosce” le Autonomie Locali come preesistenti lo Stato unitario e si impegna a difenderle e valorizzarle. Il fallimento della legge sull’obbligo associativo, la n°78/2010 – osserva - giunta eccessivamente al sesto rinvio e rimasta pressoché inattuata, dovrebbe pur insegnare qualcosa: siamo di fronte ad istituzioni che, al di là del numero di abitanti, rappresentano in Italia il 70% dei Comuni, fanno manutenzione al 54% del territorio, amministrano oltre 10 milioni di abitanti, custodiscono e preservano un patrimonio storico, artistico, monumentale ed ambientale che caratterizza l’intero nostro Paese. Bisogna stare attenti – avverte Gori - che vengano considerate determinate condizioni di autonomia ed identità, il cui mancato rispetto ha portato al fallimento dei tentativi di fusione che si sono susseguiti nella nostra regione.

Come si fa – si chiede il coordinatore Piccoli Comuni - a parlare di risparmi ed investimenti in un comparto come quello degli enti locali, Comuni e Province, che nell’ultimo decennio ha subito 17 miliardi di euro di tagli, tre volte in più di quello che ha interessato i Ministeri? Si cominci col restituire loro il maltolto, visto che rappresentano il 2% della spesa pubblica ed hanno contribuito all’abbattimento del deficit nazionale quasi per il 20%.

Lo spopolamento e l’invecchiamento dei 5535 Comuni sino a 5000 abitanti a cui stiamo purtroppo assistendo non sono una colpa, ma il frutto di politiche dissennate che tendono a gonfiare le periferie urbane ed a raschiare risorse nelle istituzioni politicamente più deboli. Discutere sulle forme di associazionismo, purché non obbligatorie e a freddo – conclude - come ci sembrano quelle oggetto della proposta della CNA Umbria si può, ma invertire l’attuale situazione, si deve”.

 

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