Lavoro
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NARNI – Anche Eleonora Pace si inserisce nel coro della politica che chiede, quantomeno, chiarimenti a proposito della situazione della “TerniEnergia”. L’annuncio del possibile licenziamento di 66 dipendenti è stata infatti una doccia fredda del tutto inaspettata, che ha scatenato immediate reazioni da parte di politici e istituzioni. Incredulità, dunque, anche per la consigliera capogruppo di Fratelli d’Italia, in quanto il possibile taglio del personale va a colpire “quello che appariva come un qualificato percorso industriale in grado di intercettare e mettere a sistema processi innovativi” e non un’azienda nota per essere in stato di crisi.

Al di là della questione, comunque primaria, della possibile perdita di molti posti di lavoro in un’area economicamente instabile, a preoccupare la Pace è anche il risvolto simbolico della vicenda. “Il sito di Nera Montoro – spiega infatti la candidata sindaco del centrodestra – era qualcosa di più di una sede: esso rappresentava il simbolo di rinnovata speranza e rinascita di una vocazione che trovava una nuova dimensione rigeneratrice come leader nei mercati mondiali puntando sul futuro”. Tutte queste certezze, adesso, sembrano invece crollare, gettando ancora più dubbi e interrogativi sul futuro del territorio ternano e narnese.

L’annuncio dei probabili licenziamenti, commenta ancora la Pace, costituiscono la dimostrazione di una “crisi infinita, che brucia in breve tempo anche le prospettive migliori che il territorio era stato in grado di esprimere”. È per questo che, se si vogliono dare nuove prospettive alle realtà economiche del territorio, occorre che le istituzioni intervengano prontamente.

Anche la consigliera del centrodestra, unendosi alle richieste già espresse da parte di altri esponenti politici locali, fa un appello alle istituzioni, chiedendo di aprire presto un tavolo di confronto con il Ministero dello Sviluppo Economico, per impedire che procedure di licenziamento di tale portata possano procedere indisturbate. Trattative di questo tipo, secondo la Pace, non sono necessarie soltanto per il futuro dell’azienda, ma anche per quello del territorio in generale. “È necessario – conclude infatti la consigliera - ridare speranza ad un distretto che voleva rappresentare una porta aperta sul futuro del nostro territorio”.

MOVIMENTO 5 STELLE – L’attivazione di un tavolo di confronto è l’assoluta priorità anche per il gruppo consigliare del Movimento 5 Stelle, che in una nota sottolinea le sue perplessità e preoccupazioni per i possibili sviluppi della vicenda. Come spiegano i pentastellati, il loro primo intervento è stato quello di proporre all’Ufficio di Presidenza ed al Sindaco la convocazione di “un consiglio straordinario aperto al pubblico che coinvolga tutte le parti interessate direttamente a Nera Montoro”.

Di fronte a temi di questo tipo anche gli schieramenti politici passano totalmente in secondo piano. “Ci sono in ballo 66 vite, 66 famiglie, non solo un numero, ma sogni, paure, speranze – spiega infatti il M5S – abbiamo il dovere morale di essere tutti uniti come Narnesi, senza colori politici, coesi verso un solo fine, aiutare i cittadini di Narni”.

Lorenzo Di Anselmo

NARNI - La Unicalce ha annunciato 14 licenziamenti in tronco (su 38 complessivi del gruppo) senza ammortizzatori sociali per i siti produttivi del narnese e ternano. La notizia è stata data dai sindacati che hanno chiesto un incontro urgente con la direzione del gruppo del settore cxave per discutere il da farsi e capire il motivo di quello che sembra un improvviso cambio di rotta rispetto agli annunci di rilancio di meno di un anno fa. I licenziamenti riguarderanno un dipendente del sito di San Pellegrino, sette dell'ufficio commerciale, tre a Narni Madonna Scoperta e tre a Prisciano (Terni).

La metà degli esuberi riguarda il settore commerciale, segno, secondo i sindacati, che l'azienda si starebbe preparando a smantellare il settore. E' stato un vero fulmine a ciel sereno che ha colpito tutti di sopresa. Non si era nemmeno finito di festeggiare in Comune per i successi della nuova Elettrocarbonium che adesso ci si deve rituffare nelle emergenze lavoro per causa di una situazione di cui nessuno sapeva nulla. A confessarlo è l'assessore alle atività produttive Marco de Arcangelis. "Abbiamo incontrato i massimi vertici dell’azienda nei giorni scorsi - dichiara l'assessore -per affrontare questioni di routine e non abbiamo ricevuto il benché minimo accenno sulle intenzioni legate ai licenziamenti.

Stupisce - attacca de Arcangelis - l’atteggiamento dei vertici Unicalce, visti i buoni rapporti da sempre in essere, mai ci saremmo aspettati un comportamento cosi poco rispettoso delle istituzioni locali. Siamo convinti, come del resto avviene in molte situazioni nel territorio, che il dialogo e il rispetto reciproco, insieme al confronto con le rappresentanze sociali sia la via maestra per affrontare questioni difficili qualunque esse siano. Chiederemo pertanto un incontro a breve per capire le difficoltà che sono sopraggiunte e che a fronte delle informazioni in nostro possesso appaiono del tutto immotivate". 

NARNI –Sarà una Pasqua nera per i settanta lavoratori di Elettrocarbonium e anche per gli altri che non sono stati riassunti. Sembra infatti che si stia aprendo un nuovo braccio di ferro dagli siti assolutamente imprevedibili. A quanto risulta Elettrocarbonium avrebbe accettato la richiesta dei sindacati di licenziare i settanta assunti l’estate scorsa ma ad una condizione, quella di poter entrare in fabbrica.

Attualmente infatti Cgil, Cisl e Uil hanno deciso, oltre allo sciopero anche il blocco della portineria. Da lì nessuno può entrare. Elettrocarbonium ha invece intenzione di far superare il blocco e poter entrare nella fabbrica e questa condizione si associa alla volontà, da parte dell’ad Monachino, di procedere a licenziamenti collettivi. Non è una questione semplice e di facile soluzione. I sindacati cedendo alla richiesta, abbasserebbero inevitabilmente il livello della protesta mostrandosi troppo cedevoli, e poi c’è anche il fatto che di Monachino non si fidano troppo.

Corr. Rover.

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NARNI (redazione) – Potrebbe essere a uno snodo importante la vicenda Elettrocarbonium. Secondo fonti sindacali infatti l’Ad Michele Monachino avrebbe accettato di avviare le procedure per il licenziamento collettivo dei lavoratori assunti a luglio scorso. L’amministratore delegato avrebbe quindi assecondato le richieste di Cgil, Cisl e Uil che avevano sottolineato già parecchi giorni fa la necessità, in questa balorda situazione, di licenziare i lavoratori in modo da permettere loro di ricorrere ancora alla mobilità o ad altri strumenti sociali. Non è una vittoria, è solo il male minore, è anzi l’unica ancora di salvezza per tutti coloro che avevano creduto e sperato di poter mantenere il proprio posto di lavoro e di proseguire la loro carriera nel settore dove erano nati. Era la possibilità di mantenere uno stipendio per se stessi e per la loro famiglia. Il licenziamento collettivo salva per qualche tempo almeno una retribuzione, non dà nessuna garanzia per il futuro a medio e lungo termine e se nessuno prenderà la Carbon prima della scadenza della mobilità, il destino di tutti i lavoratori è segnato. Monachino avrebbe intanto ottenuto qualcosa in cambio della concessione dei licenziamenti. Avrebbe infatti ottenuto lo sblocco della portineria e la fuoriuscita degli elettrodi semilavorati. Altro segnale che va nella direzione della fine dell’avventura tentata dal pugliese.  

NARNI - “Metodo e merito inaccettabili e preoccupanti per la vicenda che sta interessando la società TerniEnergia”. Lo dice in una nota il sindaco Francesco de Rebotti a proposito dell’annuncio da parte dell’azienda dell’attivazione della procedura di licenziamento collettivo di 66 persone. “Persone prima che numeri”, sottolinea de Rebotti, che poi spiega: “Nel metodo perché questa scelta è stata presa e comunicata senza nessun preavviso o condivisione delle difficoltà dell’azienda con le rappresentanze sindacali e con le istituzioni del territorio.

Nel merito perché è del tutto inaccettabile la scelta del licenziamento collettivo piuttosto che l’individuazione di forme transitorie, quali ad esempio la mobilità in deroga, garantite sempre al nostro territorio dal riconoscimento di crisi di area complessa e che ovviamente rappresenterebbero una prospettiva diversa da cui partire per affrontare quella che appare, in assenza di elementi chiari e motivazioni, una complessa crisi aziendale.

Un disimpegno dell’azienda di questa natura e di questa portata - prosegue il sindaco - rappresenta una novità negativa ed irricevibile se commisurata al metodo di collaborazione e condivisione sempre esercitato dalle istituzioni e dai sindacati che nel recente passato hanno assistito a ben altri progetti ed obiettivi per la realtà industriale in questione e per l’intero territorio.

Per quello che mi riguarda - anuncia - sta partendo richiesta alla Regione dell’Umbria ed al Mise di un incontro, presso la sede ministeriale e con il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali, con il management aziendale per analizzare la situazione in atto ed allo scopo di individuare soluzioni drasticamente diverse da quelle prospettate dall’azienda”.

FORZA ITALIA - Durissima anche Forza Italia che chiede un Consiglio comunale straordinario. "Oggi -dice il capogruppo Sergio Bruschini - le sorti del polo produttivo di Nera Montoro improvvisamente cambiano e ciò che un tempo era dipinto come una eccellenza, un polo innovativo e all’avanguardia, diviene un peso di cui alleggerirsi a causa di elevati costi fissi e problemi relativi alla logistica.

Tutti ricordiamo che su questo sito si era focalizzato l’interesse addirittura internazionale come polo delle energie alternative. Si potrebbero menzionare i numerosi convegni e le partecipazioni delle istituzioni locali, della stessa Regione e rappresentati nazionali. Certo che oggi il fotovoltaico sconta una crisi legata soprattutto alla mancanza di finanziamenti statali, incentivi alle installazioni ed altro, ma il core business di questa azienda non si limitava a questo settore o perlomeno presupponeva altre verticalizzazioni.

Allora – si domanda Bruschini - cosa è successo e cosa non ha funzionato? Lo stesso presidente della TerniEnergia si fece promotore di un importante studio (Masterplan Ambrosetti) dove si presagiva e si sviluppava una verticalizzazione delle imprese del territorio sulle energie alternative con Nera Montoro che era una dei settori leader.

Cosa è cambiato nel frattempo? Si citava nello studio l’attivazione di fondi europei e locali che sembra dovessero partire con l’area di crisi industriale complessa e l’industria 4.0. Cosa è mancato affinché quanto era stato previsto nel piano ha impedito o impedisce a questa azienda di crescere e di svilupparsi?".

TUTTI PER NARNI - "Non accettiamo nella maniera più assoluta la politica aziendale che, come avviene sempre in questi casi, vede come unica soluzione per la riduzione dei costi quella del taglio del personale. Sono ancora nella mente di tutto il nostro territorio, le parole del fondatore di Terni Energia quando pochi anni orsono elogiava la nascita e lo sviluppo del sito di Nera Montoro, prospettando per un immediato futuro esiti di grande prosperità.

Bene l’attualità è a smentire tutto quello che ormai da diverso tempo, sembrava che non poter esser solo il sogno di pochi. Chiediamo da subito - concludono gli esponenti di TpN -, che il Sindaco di Narni e la Presidente della Regione Marini, si attivino per l’apertura di un tavolo istituzionale, coinvolgendo il Ministro Calenda, responsabile del Ministero dello Sviluppo Economico". 

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