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L'Inchiesta

NARNI – Ve bene lo sciopero della fame ma se a farlo è il vice sindaco Mercuri, allora è poco credibile. Lo dicono, in buona sostanza, Sergio Bruschini e Gianni Daniele, rispettivamente capigruppo di Forza Italia e Tutti per Narni. “L’ assessore Mercuri  e il sindaco – nota Bruschini -non intervengono forse troppo tardi a chiudere come si suol dire, la stalla quando i buoi sono scappati? Il depotenziamento purtroppo è avvenuto da tempo, sotto i loro occhi, anzi con il loro consenso, non avendo fatto nulla per impedirlo.

Si sono sempre, assessore, sindaco e maggioranza, lasciati convincere dalle promesse e le hanno propinate ai cittadini soprattutto in occasione delle varie campagne elettorali, nonostante in consiglio a più voci si faceva presente che erano solo tali e si andava in tutt’ altra direzione. Non hanno sostenuto l’iniziativa delle 5mila firme dei cittadini raccolte tra la gente, votando anche contro un ordine del giorno proposto dalla minoranza dove si chiedeva che la presidentessa Marini, fosse venuta in consiglio a Narni a spiegare a tutti i cittadini i motivi di scelte illogiche e penalizzanti.

Quello che consigliamo a sindaco e assessore è di convocare la Marini e rimettere nelle sue mani le vostre dimissioni, altrimenti questo gesto dello sciopero della fame sa solo di demagogia”. Non più tenero è Daniele. “Questa azione eclatante – sostiene - è la certificazione che noi abbiamo sempre avuto ragione quando sostenevamo e continuiamo a sostenere che chi amministra la Regione ha abbandonato i nostri territori che non considera con pari dignità ed opportunità rispetto a quelli del “cerchio magico”. Sono solo carne da macello. Se il vice sindaco si presta ad un’operazione del genere, questo significa che la distanza fra la città e la zarina e la sua corte è abissale.

Mercuri si è “risvegliato” in ritardo e forse, più che per interesse verso la sanità locale, per bieco opportunismo politico stante lo stato comatoso in cui versa il PD narnese ed il suo sindaco. Probabilmente, come abbiamo affermato fino alla noia – continua Daniele - il momento giusto per farsi rispettare era prima delle elezioni regionali, quando la paura faceva novanta. Ma siccome non siamo presuntuosi, né abbiamo interesse ad essere i più bravi, ma abbiamo a cuore solo il bene di Narni, ben venga anche questa azione di Mercuri se porterà a soluzioni positive.

Non è ancora troppo tardi per dare funzioni certe e dignitose al nostro ospedale. Da parte nostra, noi continuiamo a lavorare e a sottolineare la ritrosia che ha la zarina a venire a Narni per incontrare la città ed assumersi le sue responsabilità politiche e che se lei non verrà andremo noi, insieme a chi vorrà, a fare una protesta civile alla sede del governo della Regione.

TERNI,  28 maggio 2015 -   Spagna, Italia e America Latina si ritrovano a Terni per parlare di diritti dei consumatori. E’ successo pochi giorni fa a Palazzo Gazzoli dove si è svolto il prestigioso convegno internazionale “Il consumatore di servizi fra Italia, Spagna e Latino America”, organizzato dal Centro studi giuridici sui diritti dei consumatori del Polo scientifico-didattico dell’Università di Perugia, coordinato dal professor Lorenzo Mezzasoma, insieme all’Ordine dei Commercialisti di Terni, presieduto da Roberto Piersantini.

Dal convegno è emerso che l’Italia è ancora indietro rispetto a Spagna e buona parte dei paesi latino-americani sul fronte dei diritti dei consumatori. A differenza di ciò che avviene in questi paesi, infatti, l’Italia non riesce ad adeguare rapidamente le proprie normative e i propri sistemi di tutela in relazione ai cambiamenti che si susseguono nel mercato.

Ne hanno parlato i più importanti ricercatori e professori universitari a livello internazionale tra cui Pietro Perlingieri, professore emerito dell’Università del Sannio e presidente della Società Italiana degli Studiosi di Diritto Civile, Agustín Luna Serrano dell’Universidad de Barcelona, laurea honoris causa dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia, che ha presieduto la sessione pomeridiana, Eugenio Llamas Pombo dell’Univesidad de Salamanca (Spagna) e Carlos Ignacio Jaramillo Jaramillo della Pontificia Univesidad Javeriana de Bogotà (Colombia) che hanno partecipato ai lavori mattutini.

Nel corso del convegno sono stati messi a confronto i vari sistemi giuridici attualmente in vigore ed è stata fatta una comparazione sul livello di tutela e di diritti di cui godono piccole e microimprese e consumatori. Un livello di diritti più sviluppato in Spagna, Argentina, Colombia, Uruguay piuttosto che in Italia dove ancora c’è bisogno di lavorare per far crescere una cultura del diritto in questo settore.

Il professor Lorenzo Mezzasoma, coordinatore dell’unico Centro studi in Italia sui diritti dei consumatori: “Non è possibile ipotizzare un modello unico da applicare a tutti questi paesi, è possibile invece scambiarsi esperienze e informazioni da calibrare sulle singole realtà nazionali. L’Italia deve fare uno sforzo in più per allinearsi e per accogliere i cambiamenti con rapidità”.

Come esempio il professor Mezzasoma porta quello della Spagna. “In questo paese è stato introdotto il sistema dell’arbitrato gratuito a cui ogni consumatore può rivolgersi, in Italia una cosa del genere non esiste”. “Da noi – aggiunge Roberto Piersantini, presidente dei commercialisti di Terni – un istituto del genere costa molti soldi ed è quindi difficile che un consumatore possa farvi ricorso”.

L’Umbria rappresenta però un’eccezione positiva sul versante della collaborazione istituzionale rispetto al resto del paese. “Una legge regionale – spiega infatti il professor Mezzasoma – ha reso possibile il coinvolgimento diretto del Centro studi dell’Università di Perugia e questo favorisce gli studi e le ricerche su questo settore con maggiori possibilità di trovare anche soluzioni che possano soddisfare i consumatori”.

Dottorati di ricerca col doppio valore Italia-Spagna - Al convegno hanno partecipato gli studenti del Corso di laurea in Economia aziendale di Terni, coordinato dal professor Alessandro Montrone. A tale proposito è stato reso noto che, grazie alla collaborazione con l’Università di Salamanca (Spagna), sono stati attivati dottorati di ricerca che consentono ai ricercatori di avere il doppio riconoscimento valevole sia per l’Italia che per la Spagna e non solo. Il doppio titolo ha infatti validità anche per altri paesi dell’America Latina tra cui Uruguay, Argentina e Colombia.

Un importantissimo strumento per consentire ai neo laureati di poter svolgere l’attività di ricerca e trovare sbocchi professionali anche in alti paesi. “Questo corso – spiega il professor Eugenio Llamas Pombo dell’Univesidad de Salamanca – persegue una doppia finalità. Quella di dare maggiori opportunità lavorative e quella di perseguire le finalità insiste di un’Università e cioè essere aperta al mondo e alle esperienze”. (ufficio stampa ordine commercialisti)

NARNI – Italiani, popolo si santi, poeti e navigatori? Sui santi, ricordiamoci che l’ultimo è stato un polacco, poeti lo siamo certamenti stati ma è un periodo in cui sembra interessare di più la prosa, mentre navigatori, beh, lo siamo certamente stati, ma oggi sul mare più grande del pianeta, cioè internet, siamo davvero quasi all’anno zero. Lo dicono i dati resi noti dal Fatto Quotidiano che suscitano molte perplessità sull'italica capacità di avere un buon rapporto con la rete.

Internet questo sconosciuto - Sono infatti ancora più di un terzo gli italiani che non hanno mai usato internet. È questo uno dei dati che emerge dalle ultime indagini di Eurostat sul terzo trimestre 2013 in tema di banda larga (da noi purtroppo si sente sempre più spesso parlarne, ma con un'accezione un po' diversa da quella multimediale, ndr) e alfabetizzazione digitale. L’istituto di statistica europeo ha infatti rilevato che, al 2013, il 34% della popolazione italiana non ha mai navigato. Un dato che posiziona l’Italia in fondo alla classifica europea, sotto al Portogallo (33%) e di poco sopra Grecia (36%) e Bulgaria (41%).

In media, nei 28 paesi dell’Ue, è il 79% delle famiglie ad avere accesso a internet. Di loro, il 76% dispone della banda larga. E anche qui l’Italia si posiziona al di sotto della media europea, registrando il 69% delle famiglie connesse (di cui il 68% con la banda larga). Stesso risultato se si osserva l’uso quotidiano della rete. Solo il 54% degli italiani dichiara di usare internet ogni giorno, a fronte di una media europea del 62%. Male anche per quanto riguarda il rapporto tra e-government e privati: solo il 21% dichiara di usare i servizi digitali offerti dalla pubblica amministrazione, a fronte di una media europea pari al 41%.

La velocità di banda - L’Italia non va meglio in termini di velocità di banda, un’altra variabile che ci porta in fondo alla classifica europea. Secondo i rilevamenti del rapporto ‘State of the Internet Report’ di Akamai, nel terzo trimestre del 2013 l’Italia totalizza in media una velocità di 4.9 Mbps (megabit per secondo). Paesi Bassi, Svizzera e Repubblica Ceca dominano la classifica con una velocità superiore agli 11 Mpbs. Al di sotto dell’Italia compare solo la Turchia, con 4 Mbps. Tuttavia in Europa la velocità media è in aumento. Un trend che coinvolge anche il nostro Paese, che tra il 2012 e il 2013 ha registrato un aumento medio della velocità pari al 24%.

La situazione interna - Ma se nel contesto europeo l’Italia rimane in fondo alla classifica, all’interno della Penisola la realtà cambia di regione in regione. Internet , secondo quanto rileva l’Istat, è disponibile nel 63,3% delle famiglie del Centro-Nord e solo nel 55,1% delle famiglie residenti nelle regioni del Sud e nel 54,7% delle Isole. Il risultato peggiore lo registra il Molise con il 51,3% di famiglie con accesso alla rete, preceduta in classifica da Calabria (51.6%) e Sicilia (52%). La maglia nera del Nord va alla Liguria, con il 55% di famiglie connesse. In cima alla classifica delle regioni più connesse invece compaiono Trentino-Alto Adige (con il 66,9%) e Veneto (66,6%). 

L'età - Permangono anche le differenza di età e di genere. L’85,7% delle famiglie in cui è presente almeno un minorenne dispone di una connessione Internet. Sul versante opposto soltanto il 12,7% delle famiglie costituite esclusivamente da over 65 è collegata da casa. Differenze anche tra uomini e donne, pisi da oltre dieci punti percentuali. Naviga il 60,2% degli uomini e il 49,7% delle donne.

Meglio la tv - E se in Italia internet arranca, la tv va a gonfie vele. Secondo le elaborazioni dei dati Ocse a cura del centro di ricerca Observa, aumentano le ore di consumo televisivo giornaliero. Nel 2002 le famiglie italiane trascorrevano in media 3,8 ore al giorno davanti alla televisione. Nel 2011 sono passate 4,2. Dati da cui traspare un deludente quadro dell’Italia, soprattutto se si osservano i benefici che la banda larga porterebbe al paese

Il Pil - Ericcson ha misurato di recente gli effetti della diffusione della broad band sull’economia del Paese (Socioeconomic effects of broadband speed, 2013). I ricercatori calcolano che il raddoppio della velocità di banda porterebbe un aumento del Pil dello 0,3%, più un punto percentuale per ogni incremento del 10% della popolazione connessa alla banda larga. Ma i benefici sarebbero concreti anche per i privati: gli studi stimano che col passaggio da una banda di 0,5 a 4 Mbps, una famiglia potrebbe risparmiare circa 230 euro al mese. Per non parlare dei posti di lavoro: se ne prevedono 80 per ogni mille nuovi utenti della banda larga.

 

NARNI (redazione) - L'Italia è il Paese dell'Unione europea che segna il record del numero di morti prematuri rispetto alla normale aspettativa di vita per l'inquinamento dell'aria. La stima arriva dal rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (Aea): il Belpease nel 2012 ha registrato 84.400 decessi di questo tipo, su un totale di 491mila a livello Ue. Tre i 'killer' sotto accusa per questo triste primato.

Le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l'ozono, quello nei bassi strati dell'atmosfera (O3), a cui lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia. Il bilancio più grave se lo aggiudicano le micropolveri sottili, che provocano 403mila vittime nell'Ue a 28 e 432mila nel complesso dei 40 Paesi europei considerati dallo studio. L'impatto stimato dell'esposizione al biossido di azoto e all'ozono invece è di circa 72mila e 16mila vittime precoci nei 28 Paesi Ue e di 75mila e 17mila per 40 Paesi europei.

L'area più colpita in Italia dal problema delle micro polveri si conferma quella della Pianura Padana, con Brescia, Monza, Milano, ma anche Torino, che oltrepassano il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d'aria, sfiorata invece da Venezia. Considerando poi la soglia ben più bassa raccomandata dall'Oms di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano peggiora sensibilmente, a partire da altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, arrivando fino a Cagliari.(ANSA).

MONDIALI, MARCHISIO: "ALLUCINAZIONI PER IL CALDO...VEDEVAMO LA COPPA DEL MONDO SOPRA LA TRAVERSA"

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