Cultura e Spettacolo
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NARNI - Venti anni passati in fabbrica, nell’acciaieria, senza mai arrendersi però alla inesorabile logica del lavoro, che per molti invece prevale su tante altre cose. Eugenio Raspi non ha mai abbandonato la voglia di scrivere, di raccontare, di mettere sulle pagine di un libro quello che aveva dentro.

Proprio prendendo spunto dalla storia lavorativa e dalla fabbrica, Raspi ha materializzato la sua passione scrivendo Inox, il romanzo che gli è valso l’ingresso nella rosa dei finalisti del 29° Premio Calvino. Raspi, 48 anni, è il primo narnese nella lunga storia della città a riuscire a conquistare un così importante e prestigioso traguardo letterario a livello nazionale. Il Premio Calvino è infatti il più importante concorso italiano di romanzi per autori inediti al quale può partecipare solo chi non ha mai pubblicato un libro.

Un traguardo che adesso lascia aperta, e assai concreta, la possibilità di realizzare un altro sogno: la pubblicazione su scala nazionale. “Io ho inviato il manoscritto - racconta Eugenio - consapevole che sarebbe stato letto e giudicato senza lasciarsi influenzare dall'età di chi partecipa, né da altri contesti. Conta solo la qualità della storia e lo stile con cui è scritto il testo”.

Certo, deve essere stata una bella emozione quando ti hanno detto che eri arrivato in finale. “Rientrare nei nove finalisti su una rosa di seicentosessanta partecipanti è stata una bella soddisfazione. È il coronamento di due anni dedicati alla scrittura. Dopo questo risultato spero che il mio romanzo sia notato da una casa editrice. Molti editor, infatti, seguono gli esiti del premio poiché agevola il loro compito di scouting”.

Come nasce, e perché, la tua voglia di scrivere? “Nasce dalla passione per la lettura e il cinema. Interessi comuni alla maggioranza delle persone. Il qualcosa in più deriva dal gioco che da ragazzo ispirava le mie fantasie, ragionare su come io avrei fatto muovere le vicende, rimodellando l'epilogo o dando una seconda chance ai personaggi che più mi avevano colpito. Rientro nella categoria di chi, da ragazzino, parteggiava per i pellerossa e non gli andava giù che perdessero sempre. Crescendo, mettere su carta delle storie di mia totale invenzione, è stato un passo obbligato, seppure nei ritagli di tempo. Un percorso lungo, ancora in corso, che necessita di dedizione e letture mirate”.

Pensavi che il tuo libro potesse arrivare in finale o è stata del tutto una sorpresa? “Se dicessi che è stata una sorpresa farei un torto a me stesso. Ci speravo, altrimenti non avrei partecipato. Mi è stata di supporto la competenza di un vero professionista, tramite la partecipazione al workshop di scrittura di Giovanni Cocco (autore Guanda, Feltrinelli, Nutrimenti; finalista al Campiello nel 2013) che ha intravisto nel mio manoscritto le potenzialità per ben figurare nel concorso. Mi ha spronato a inviarlo e son lieto di aver seguito il suo consiglio”.

Da dove viene l’idea di questo libro, perché,  insomma, fare un romanzo di questo genere? “Nasce dall'esperienza di venti anni di lavoro in acciaieria, unita al modo in cui è terminata. C'è stata una causa vinta davanti al giudice del lavoro. Con la riforma dell'articolo 18, pur riconoscendo l'illegittimità del licenziamento, si è però stabilito il risarcimento economico e non il reintegro. Nell'attesa dei tempi della giustizia ho raccolto quelli che erano i miei ricordi, con l'intenzione di raccontare le dinamiche che si svolgono all'interno di una grande fabbrica, le tensioni, la routine, le dispute fra dirigenza e maestranze, fra maestranze e rappresentanti sindacali, fra sindacati e dirigenza. Il mix sembra abbia funzionato”.

Perché un libro sul lavoro e che parla del lavoro? “Perché c'è una carenza su come viene rappresentata la nostra società, si sente la mancanza di argomenti che trattino i temi che interessano più da vicino le persone. Il punto di forza del mio romanzo sono le descrizioni del lavoro in fabbrica. A questo ho dato maggior spazio nella versione definitiva del romanzo anche grazie ai consigli della scheda di valutazione e della competenza dei giurati. Bastano pochi accenni e ti è chiaro dove intervenire, anche se avvengono mangiando delle tartine, sorseggiando un bicchiere di prosecco o di Barolo, durante il buffet, a fine cerimonia. Come si dice, non bisogna lasciarsi sfuggire l'attimo”.

Quante possibilità hai che venga pubblicato a livello nazionale? “I presupposti ci sono. Purtroppo i tempi dell'editoria mettono a dura prova la pazienza di un neofita, però non demordo. Semmai accadrà, dovrò giocarmi bene le mie carte. One shot: un colpo solo, citando Il cacciatore, lo stupendo film dello scomparso Michael Cimino. Ho mire giuste, senza eccedere nelle aspettative, speriamo di far centro”.

Cosa ti ha lasciato dentro l’esperienza del premio Calvino, è cambiato qualcosa in te o è sempre tutto uguale? “Le esperienze positive non possono che arricchirti. Il viaggio a Torino è durato due giorni in tutto ma dentro ti rimane molto, in particolare la conoscenza di persone che amano la letteratura, in primis il presidente del Premio Mario Marchetti, e i componenti del comitato di lettura (in totale sono 42, ndr). Mi hanno emozionato i complimenti sinceri e la voglia di conoscermi di alcuni di loro, mi hanno stretto la mano come a un vecchio amico. Così come è stato bello ascoltare la lettura del mio incipit durante la cerimonia di premiazione, davanti a una platea in cui si annoveravano scrittori, editor e giornalisti del settore”.

Ma tu vuoi davvero diventare uno scrittore di successo e vivere di questo? “Non scherziamo. Mi auguro di poter entrare presto in una libreria e sbirciando in un angolo trovare anche il mio libro. Il successo coinvolge dinamiche ben al di là delle mie forze. Spero di poter generare interesse su quanto narro, creando i presupposti per una seconda opportunità”.

Pensi che sia più difficile emergere partendo dalla lontana provincia piuttosto che vivere in grandi centri? “Se si ambisce al lavoro nel mondo dell'editoria si è senz'altro più agevolati vivendo a Roma o Milano. Diverso è il problema in chi esordisce. Le case editrici medio-grandi puntano su nomi conosciuti, basta farsi un giro per le librerie per accorgersene. Eppure, con la tenacia e la convinzione, si possono infrangere determinati muri.

Chi mi ha indottrinato, riguardo il mondo della letteratura, è stato convincente su un punto: alla base di un buon libro c'è la storia. E una storia la puoi scrivere ovunque e su chiunque. Quindi, per me, vivere in una realtà di provincia, all'interno di una fabbrica come le acciaierie di Terni, ha rappresentato un'opportunità e non un limite. A volte basta soltanto guardare con occhio diverso ciò che ci sta attorno. Io, nel mio piccolo, son solito farlo. E ci ho scritto un libro”.

NARNI – La fabbrica e il lavoro dentro di essa, duro, sporco, a volte asfissiante, magari in mezzo alle colate di acciaio, al caldo maledetto che non ti fa ragionare, oppure sbattuti dentro la cabina di manovra che se sbagli una virgola rischi di provocare una strage o in chissà quale altro reparto ancora. La responsabilità e la frustrazione, la continua ricerca di un riscatto. Alla fin fine l’uomo. Con le sue miserie, le sue ambizioni, le sue manie, le paure e il coraggio, che non sai mai dove cominciano le une o dove finisce l’altro. La fabbrica come il mondo, l’unico possibile o l’unico capitato, per caso o per scelta, non importa. Dentro, in mezzo a quella gigantesca balena d’acciaio, c’è il Pinocchio che cerca il suo riscatto, con la speranza che ci sia sempre un Geppetto pronto ad accoglierlo e consolarlo o a redimerlo.

E’ il mondo degli uomini, in fondo, quello che racconta Inox, il libro di Eugenio Raspi, che la Baldini & Castoldi pubblicherà dal 18 maggio. E’ la prima tappa di un grande sforzo, cominciato con il gioco della passione e diventato un impegno reale. Dal primo tentativo ad un corso di scrittura creativa nella profonda Sabina, al prestigioso Premio Calvino a cui Raspi ha partecipato conquistando la finale. Il più importante premio nazionale dedicato ai nuovi talenti e ai loro lavori inediti ha registrato per la prima volta la presenza in finale di un narnese per il quale la soddisfazione è doppia. 

Inox, per Raspi, si è rivelato un vero successo, tanto che è tra i primi finalisti ad aver convinto una casa editrice nazionale alla pubblicazione. Raspi corona un piccolo sogno, cullato con sobrietà, senza esaltarsi fuori misura, con sangue freddo ed equilibrio, proprio come i personaggi del suo romanzo. A 50 anni la passione per la scrittura, coltivata sin da giovane, seppure concretizzata in età matura, ha portato alla nascita di Inox, un libro che parla del lavoro in fabbrica e che è uno spaccato dei tempi moderni. Raspi, licenziato dall’acciaieria dopo oltre venti anni di lavoro, si addentra nella carne viva dei rapporti all'interno della fabbrica con il tema del lavoro che non rimane sullo sfondo delle vicende personali ma ne è parte integrante.

In una lettera inviata a Repubblica e pubblicata pochi giorni fa nella rubrica curata da Concita de Gregorio, Raspi racconta la sua storia, anzi le sue tre storie che sono poi il lievito da cui è generato Inox. "A luglio 2013 – racconta - sono licenziato in base all'Art 18, dopo aver lavorato per 21 anni all'interno delle acciaierie di Terni. Faccio causa all'azienda e attendo che il giudice si pronunci sul mio ricorso. Il processo si conclude a fine 2014, dopo 15 mesi di attesa, il licenziamento è illegittimo, ma scatta il risarcimento economico anziché il reintegro. A 47 anni do un taglio al passato. Non mi oppongo alla sentenza. Storia finita. La prima.

Inizia la seconda. Giornate prive di senso, inesistenti sostegni da parte delle istituzioni che dovrebbero garantire il ritorno al lavoro di chi lo perde ingiustamente, mancate promesse di sostegni per il ricollocamento. Nonostante la ricerca, continuo a non trovare un lavoro: o sono troppo qualificato per il posto o poco qualificato; son troppo in là con gli anni o risulto poco attrattivo per mancanza di incentivi per essere assunto. Io e il lavoro, sembra una storia finita. È la seconda.

Ora siamo alla terza. Nella mia vita irrompe la parola scritta. Decido di narrare dello stabilimento in cui sono entrato da ragazzo e uscito da uomo maturo. Mi alzo la mattina e scrivo con la stessa dedizione di quando andavo in fabbrica. Pur non ottenendo i risultati sperati, non demordo e decido di partecipare a un workshop di scrittura creativa al cui compimento si deve produrre un racconto. Svolgo il compito e attendo, il responso è positivo. Torno a scrivere il mio romanzo, Inox, con più fiducia, lo completo e lo spedisco al Premio Calvino. A maggio 2016 arriva la telefonata sperata: sono uno dei nove finalisti. È il tripudio. Partecipo alla finale, non vinco, ma sono comunque soddisfatto. Dopo il Calvino, il vero premio è la pubblicazione. Finalmente il trascorrere del tempo ha un sapore diverso: fra poco si materializzerà su carta il libro frutto di un anno e mezzo speso alla ricerca della soddisfazione personale, narrando della fabbrica da cui sono stato espulso da un arbitro più che severo: ingiusto. Fine della terza storia. Nell'attesa di un lavoro, ho scoperto che son bravo a scrivere storie. Ora attendo la prossima".

NARNI - Eugenio Raspi il suo “Inox” mettono a segno un altro bel successo. Dopo aver ottenuto riconoscimenti importanti in tutta Italia, il primo libro dello scrittore narnese conquista anche il titolo di libro del mese della fortunata trasmissione di Radio Tre Rai Fahrenheit. Un altro importante riconoscimento che arriva dopo il premio Calvino e le numerose recensioni sui più importanti quotidiani italiani.

A Fharenheit Raspi era stato anche ospite qualche settimana fa per parlare proprio del suo libro insieme alla giornalista Loredana Lipperini, conduttrice della trasmissione. "Da quando Inox è uscito in libreria - racconta Raspi - ho avuto le mie belle soddisfazioni, molte sono state le parole di consenso per il mio romanzo. Essere apprezzato dai lettori è la massima soddisfazione per chi scrive; alcuni si sono avvicinati al mio libro perché mi conoscevano o perché conoscevano la fabbrica ed erano incuriositi, poi ci sono lettori che hanno acquistato Inox grazie alle lusinghiere recensioni sui vari siti on line o di carta stampata, la più prestigiosa è a firma di Cristina Taglietti su La Lettura del Corriere della Sera.

Come esordio letterario c'era già da essere soddisfatti. Ora però con Fahrenheit arriva un riconoscimento che mi gratifica davvero oltre ogni previsione, è qualcosa di impensabile fino a pochi mesi fa. Il mio grazie - aggiunge - va a chi ha avuto, fin da subito, parole di elogio per il mio libro e lo ha sostenuto. Spero che questo premio convinca ancora altri lettori, aspetto che leggano il mio libro e si esprimano sulla mia storia, che racconta un'acciaieria da un punto di vista che raramente è stato utilizzato: quello operaio. Il dentro della fabbrica che si mostra all'esterno."

TERNI – Dopo Foligno e Perugia, “Umbrialibri” arriva anche a Terni, dove sarà protagonista di un intero weekend all’insegna della letteratura, a partire da venerdì 13 ottobre fino a domenica 15. Umbrialibri è un importante rassegna letteraria che costituisce ormai un significativo punto di riferimento culturale a livello regionale e nazionale, poiché cerca di valorizzare l’editoria locale pur  mostrando uno sguardo attento su tutto il panorama letterario italiano.

Diversi gli appuntamenti in programma alla Biblioteca di Terni e al PalaSì che si susseguiranno nel corso delle giornate: presentazioni di libri, incontri e dibattiti di vario genere, capaci di fornire uno spaccato della produzione letteraria attuale, proponendo allo stesso tempo validi spunti di riflessione. È questo il caso dell’incontro che vedrà la partecipazione dello scrittore narnese Eugenio Raspi. Con il suo libro Inox, arrivato finalista al Premio Calvino 2016, Raspi ha raccontato il mondo delle Acciaierie di Terni, in cui egli stesso ha lavorato per molti anni.

La presentazione del suo romanzo, nelle librerie da qualche mese, è dunque l’occasione perfetta per analizzare la situazione che caratterizza oggi la principale industria ternana. Il tempo ha infatti mutato la fisionomia della fabbrica, che prima era un colosso della siderurgia e che strada facendo ha mostrato le sue crepe. All’incontro, mediato da Bendetta Centovalli, interverrà anche Alessandro Portelli, storico esperto di storia orale, che ha da poco pubblicato il libro “La città dell'acciaio. Due secoli di storia operaia”.

Nel suo lavoro, l’autore ricostruisce praticamente l’intero percorso dell’acciaieria, dalla nascita fino alle recenti crisi, mostrando come le sue evoluzioni abbiano influenzato fortemente la città, la sua cultura, la sua identità operaia e così via. Suggestioni presenti, allo stesso modo, nel romanzo di Raspi, che grazie a una voce narrante interna alla vicenda, conduce il lettore dentro gli stabilimenti, mettendolo direttamente in contatto con la fabbrica e le sue logiche.

Due libri, insomma, che seppur con stili e contenuti evidentemente differenti, scandagliano a fondo quello che è sempre stato il motore pulsante, non solo della vita economica, ma anche sociale e culturale della città. Il confronto tra i due autori, che inevitabilmente si muovono su prospettive diverse seppur paragonabili, costituisce un’occasione importante per approfondire un tema, quello della fabbrica, che si configura a pieno come uno degli elementi cardine dell’identità ternana.

Lorenzo Di Anselmo

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